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Il Palazzo


Palazzo Gravina di Palagonia

La Suite del Principe è una dimora storica, rivisitata nella sua funzionalità e adibita oggi ad appartamento di charme.
La “Suite”, si trova al II piano nello storico Palazzo Gravina di Palagonia, facente parte della nobile villa palermitana, voluta da Salvatore Gravina e Cottone principe di Palagonia, erede di una nobile famiglia di origini pugliesi, presente in Sicilia fin dal 1300, nel cui complesso oltre al palazzo, comprende anche la chiesa ed il parco.
La villa, a ridosso dello stradone di Mezzomonreale che collega Palermo a Monreale (odierno corso Calatafimi), è il risultato del ripristino di un preesistente manufatto rurale settecentesco voluto da Salvatore Gravina e Cottone principe di Palagonia (1797) e ispirato, nella facciata, ai tratti duforniani del Ginnasio dell’Orto Botanico di Palermo. L’edificio, nella sua complessa stratificazione storica, sia dal punto di vista artistico che documentaristico, conserva presenze di indubbio interesse, come lo scalone monumentale interno a doppia rampa, elemento che sottolinea la volontà di allontanarsi dagli schemi distributivi delle ville barocche sorte nelle campagne palermitane (dove lo scalone era all’esterno), e poi la pavimentazione, gli stucchi, le pitture che, sin dagli esordi del suo nascere, ne avevano decorato, con sobrietà ed eleganza, pareti e soffitti. Nella seconda metà dell’Ottocento, la villa, passò dai principi di Palagonia ai Notarbartolo di Sciara e, successivamente, quale dote matrimoniale, ai Tortorici di Raffadali, ai quali si deve lo stemma (insegne di San Giacomo della Spada), presente in un affresco del piano nobile. Passato con gli anni ad altri proprietari e destinato a disparati usi, è rilevante esempio, con altre ville, casene e bagli, di quell’espansione extraurbana verso Monreale che ha origine in epoca normanna, come fu per il Castello della Cuba, la Piccola Cuba e il Palazzo dello Scibene, luoghi di sollazzo posti tutti nella stessa zona, che fu l’espressione, durante il viceregno borbonico, della moda della villeggiatura, allorché le ville si dislocarono al di fuori del nucleo cittadino, prevalentemente secondo tre direttrici: la prima a Sud verso Bagheria, la seconda ad Ovest verso Monreale, la terza a Nord nella cosiddetta Piana dei Colli.
Nel 1978 il palazzo è stato restaurato per integrare all’interno del manufatto differenti funzioni di natura socio-culturale (sede di partito, biblioteca, centro culturale, redazione di giornale). Adesso un attento restauro iniziato nel 2011, ha ripristinato le originarie destinazioni d’uso e valorizzato l’edificio e la villa come agli antichi splendori, nel rispetto dei vincoli architettonici ed ambientali a cui è sottoposto.

IL PALAZZO – L’edificio, elevato su tre piani, è dominato da un prospetto ispirato dalle suggestioni neoclassiche delle opere degli architetti Léon Dufourny e Giuseppe Venanzio Marvuglia. Il prospetto principale è scandito in tre ordini da una balconata e da una cornice marcapiano, ha un paramento murario in stucco e intonaco ed è caratterizzato, nell’ultima elevazione, dal blasone dei Gravina di Palagonia sorretto da due angeli. Protagonista della facciata è comunque il gruppo delle cariatidi ioniche iscritte in una “pseudo-loggia”. Dal portale si accede nell’androne voltato a botte con decori geometrici in stucco e ritmato, su entrambi i lati, da colonne tuscaniche architravate. Due nicchie, poste di fronte, abitate dal Silenzio e la Bellezza, primi esempi di una statuaria a soggetto mitologico (Apollo, Afrodite, Ebe) che in parte si conserva ancora oggi, sembrano accogliere benevolmente il visitatore e segnano il passaggio nell’ampio vestibolo affiancato da due ali porticate. A destra del portico si apre l’ampio scalone, in marmo rosso di Castellammare che, con suggestivo effetto scenografico, conduce al piano nobile. Alle tarsie marmoree, con motivi a stella e a conchiglia, della pavimentazione risponde il gioco cromatico del paramento murario in stucco grigio e giallo ad effetto marmo, alla squisita eleganza dei balaustrini alati da foglie di acanto del montante e ai pilastrini marmorei sormontati da vasotti, rispondono i raffinati decori, a bassorilievo della volta a botte, del catino e della lunetta: si tratta di motivi floreali e geometrici come di figure fantastiche umane e animali terminanti in girali fitomorfi, quasi un contrappunto all’altro motivo dominante della voluta. Il portico di sinistra è invece ripartito in tre nicchie: quella centrale con una fontana raffigurante Nettuno con delfini e putti alla base, di datazione incerta, mentre in quelle ai lati vi è una statua superstite a soggetto mitologico.

PRIMO LIVELLO – Il vano che si apre al centro del prospetto su corso Calatafimi, conserva la decorazione pittorica della volta nella quale, attraverso una ricca tessitura policroma, motivi floreali e araldici si alternano a conchiglie e panoplie (insieme di armi di offesa) che ricorrono anche nei pannelli sovrapporta. Diversamente qualificata è la volta della stanza che segue nell’ala Est: una raffinata cromia in blu, rosso, oro, grigio e bianco a fingere, in pannelli che si alternano a candelabre (motivi ornamentali vegetali verticali rappresentanti, verosimilmente, il fiore dell’aloe), rilievi bronzei, tessuti preziosi e cornici marmoree; un fregio a racemi (decorazione a forma di grappolo con tralci, rami, fiori e foglie) in stucco bianco e dorato conclude le pareti dell’ambiente successivo, mentre sulla base della volta, campita in giallo, si stagliano a monocromo cippi tra grifoni affrontati, candelabre e festoni.

SECONDO LIVELLO – Una comoda scala secondaria consente l’accesso al secondo piano destinato ad alloggi privati il cui vano principale, illuminato da due finestrelle a scudo, nella decorazione pittorica, con finte membrature architettoniche, richiama i motivi del piano sottostante. Fra le semicolonne ioniche che scandiscono le pareti si dispongono ricchi trofei a monocromo, dove gruppi di putti dinamizzano gli angoli e la sommità della volta. Nei sovrapporta campeggiano citazioni latine, fra cui il noto motto oraziano carpe diem, che alludono alla quiete e ai sereni diletti della vita campestre.
• Nell’ala Ovest del palazzo, oggi dimora storica “La Suite del Principe”, vi è una sala dall’interessante e complessa decorazione pittorica: le pareti Nord e Sud sono qualificate da un gioco d’architetture prospettiche cui si alternano, in una continua trama di rimandi, la nicchia che accoglie l’immagine d’Ebe e le due cariatidi di una loggia. La volta è animata da strumenti musicali e coppe entro ghirlande, festoni, tralci di vite e canestri di frutta. L’ambiente si presenta oggi funzionalmente ristrutturato e con le decorazioni totalmente restaurate.

LA CHIESA – Adiacente al palazzo è la piccola chiesa di San Nicola di Bari, dedicata al santo pugliese e fondata, secondo il canonico Antonino Mongitore, nel 1727, che fu parrocchia dal 1810 al 1840. Interessante nel suo prospetto la collocazione di un orologio in occasione dei restauri del 1890, sotto una lunetta trilobata. La chiesa, attualmente in stato di abbandono, rimase attiva fino agli anni Settanta del Novecento, necessita di urgenti restauri.

IL PARCO – Il giardino, seppur notevolmente ridotto rispetto al grande parco che era stato fino alla metà del Novecento, dominato da un imponente ficus magnolioides, continua a mostrare le indelebili e nobili tracce delle origini ed è di libera fruizione per gli ospiti del palazzo e della “Suite”.

Bibliografia:
– Giuseppe Bellafiore – «Palermo», guida della citta e dei dintorni, 2009, p. 111
– Maria Teresa Mascari, Gabriella Salvagio – «La Scuola adotta un monumento: Palazzo Gravina di Palagonia a Mezzomonreale», in PER Salvare Palermo, n. 6, 2006, p. 26-27
http://www.salvarepalermo.it/per/archivio/per-n-6/item/654-la-scuola-adotta-un-monumento-palazzo-gravina-di-palagonia-a-mezzomonreale
– Cesare De Seta, Maria Antonietta Spadaro, Sergio Troisi – «Palermo, città d’arte», Guida ai monumenti di Palermo e Monreale – Prefazione di Rosario La Duca
Edizioni Ariete, Palermo 1998, p. 289 – Stampa Arti Grafiche Pezzino s.r.l.

Sitografia:
– Benedetto Colajanni – «1978 – Ristrutturazione funzionale del Palazzo Gravina-Palagonia in corso Calatafimi, Palermo», Archxarch – Archivi per l’Architettura
http://www.saperetecnicocondiviso.it/archivi/archivi-privati/colajanni/sezioni/restauri/
– Salvo Lo Nardo – «2011 – Restauro Palazzo Gravina-Palagonia a Palermo» committente «Compagnia Fondiaria Nazionale s.p.a.»
http://www.architettosalvolonardo.it/p41.html

– Gravina Francesco Paolo – Comune di Palermo, Archivio Biografico Comunale
https://www.comune.palermo.it/archivio_biografico.php?sel=1&asel=452
– La Parrocchia di San Nicolò a Mezzomonreale
http://www.parrocchie.it/scheda_parrocchia/index.php?AGGMODCANC=MOD&chiave_parrocchia=9973

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